Divorzi e crisi economica, in Italia 4.000 suicidi l’anno
La crisi economica, che colpisce i lavoratori licenziati ma anche gli imprenditori falliti, e poi le crisi sentimentali, separazioni e divorzi: i più fragili non reggono lo stress e il dolore, e questo si traduce nel drammatico dato di 4.000 suicidi ogni anno in Italia, dato che si teme potrebbe anche crescere nei prossimi anni.
Sono le valutazioni del prof. Maurizio Pompili, responsabile del servizio Prevenzione del Suicidio dell’ospedale Sant’Andrea, dove oggi e domani si svolgerà un convegno in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio.
I dati sono allarmanti: nel mondo ogni anno si stimano un milione di morti per suicidio, un tasso di 14,5 ogni 100.000 abitanti, e in Italia negli ultimi 30 anni si registra un aumento continuo, con picchi a meta’ degli anni ’80 e a meta’ dei ’90. Tra le cause, spiega Pompili, “indubbiamente in questi ultimi due anni ha un ruolo cruciale la crisi economica, tra operai e impiegati licenziati e imprenditori in difficoltà. Ma poi contano molto le perdite relazionali: i lutti, e soprattutto separazioni e divorzi, sempre in crescita e non piu’ surrogati dalla presenza della famiglia che in passato era un cuscinetto fondamentale per affrontare le difficolta’. Quindi tutto lascia pensare che il numero dei sucidi potrebbe aumentare negli anni prossimi”.
E se ad avere tendenze suicide sono soprattutto i giovani maschi (un rapporto di 3 a 1 rispetto alle donne), con il nord est e la Sardegna zone statisticamente piu’ a rischio del resto del paese, un particolare campanello d’allarme viene dai piu’ piccoli: “Dal 1980 al 2007 – spiega Pompili, autore di una ricerca che tra le prime in Italia ha indagato sul fenomeno del suicidio infantile – abbiamo registrato 374 suicidi tra bambini dai 10 ai 14 anni. Un dato allarmante, su cui non si interviene e non si sa nulla”.
Contro il suicidio, avverte Pompili, “servono investimenti, che migliorino i servizi sul territorio che sono pochi e male organizzati. Il nostro centro ad esempio vive grazie all’impegno di operatori volontari, ma la notte siamo chiusi, mentre con le risorse adeguate potremmo offrire un servizio H24 per chi ha tendenze suicide ma anche per i familiari di suicidi, che a loro volta sono particolarmente a rischio. E poi occorre investire sulla formazione di operatori specializzati ad hoc”.
Fonte: ImgPress
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